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Diamanti maledetti: le storie di Hope e Whittelsbach-Graff

Pubblicato il: 24 maggio 2017 | Commenti 0

Hope e Wittelsbach-Graff: sono i nomi dei due diamanti maledetti più celebri, circondati da un alone di mistero che fa attribuire loro la responsabilità delle disgrazie toccate in sorte ai facoltosi proprietari che li hanno posseduti nel corso dei secoli.

diamanti maledetti

Partiamo dal meraviglioso Hope, detto anche Blu di Francia per il suo elegantissimo colore, dal peso di 45,52 carati, conservato oggi presso lo Smithsonian Museum di Washington. Dei due diamanti maledetti é il più conosciuto e si porta con sé una serie di disgrazie che lo lega ad almeno 20 decessi avvenuti per le più svariate cause (malattie, omicidi, suicidi) e la rovina economica di coloro che sono riusciti a sopravvivere al potere della sua maledizione.

Una maledizione che ha radici ben lontane: formatosi all’incirca 1,1 miliardi di anni fa, il diamante Hope nel 1515 fu portato via dal suo tempio da un sacerdote indù che fu poi catturato e torturato. Ma è alla statua Rama-Sitra che si attribuisce la “colpa” di questa maledizione, lanciata sulla pietra quando il mercante francese Jean-Baptiste Tavernier la disincastonò da un suo occhio: la ricchezza che il diamante maledetto portò al padre fu sperperata dal figlio e quando egli tentò nuovamente di fare fortuna, morì durante il viaggio verso l’India.

Diventato di proprietà della famiglia reale francese, il diamante continuò a seminare disgrazie, portando problemi di salute non indifferenti ai sovrani Luigi XIV e Luigi XV, come ben sappiamo Luigi XVI e la Moglie Maria Antonietta furono ghigliottinati durante la rivoluzione, mentre la Principessa Maria Luisa nel 1772, durante gli stessi disordini fu violentata e picchiata a morte.

A questo punto il diamante Hope fu trasferito in terra britannica, dove assunse le sue attuali sembianze e prese il nome da Henry Thomas Hope, che nel 1830 dopo averlo pagato una fortuna vide sgretolarsi il suo matrimonio. Volendosene liberare lo vendette al principe russo Kanitowskij, assassinato dai rivoluzionari russi e a sua volta assassino della donna a cui lo donò.

Morì per un incidente ancor prima di toccarlo con mano il suo successivo proprietario, il mercante greco Simon Matharides, mentre il Sultano Abdul HAmid venne deposto dopo una anno dal suo acquisto ed impazzì. L’ultima famiglia a cadere in disgrazia prima che il diamante Hope venisse donato da Harry Winston nel 1958 allo Smithsonian Museum fu quella dell’allora proprietario del Washington Post Edward Beale McLean che lo acquistò nel 1910 da Pierre Cartier.

diamanti maledetti

 

E’ considerato a sua volta uno dei diamanti maledetti anche il diamante Wittelsbach-Graff, seppur non si porti dietro una scia di sangue come la pietra Hope, più che altro perché ad essa è legato da un legame indissolubile: attenti studi dimostrano che Hope e Wittelsbach-Graff facessero parte di un’unica pietra prima di essere separati, pertanto anche la parte meno celebre avrebbe subìto la maledizione di Rama-Sitra. Il nome completo Witthelsbach-Graff è piuttosto recente, nel 2008 il gioielliere inglese Laurence Graff lo acquistò e volendone eliminare alcune imperfezioni lo fece tagliare dopo due anni, portandolo a 31,06 carati; il nome Whittelsbach ha invece origini ben più lontane. In possesso della Corona Asburgica dal 1710, il diamante fu trasferito a Monaco di Baviera nel 1722, quando Maria Amalia d’Asburgo sposò Carlo Alberto di Baviera, membro della casata Wittelsbach.

E adesso a voi: dopo aver saputo queste storie, se vi regalassero uno di questi diamanti lo accettereste?

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